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American Animals

Di: Bart Layton
Con: Evan Peters (l'olandese o no, questo lo può sapere solo lui), Barry Keoghan (l'artista che si fa prendere dalla situazione), Blake Jenner (l'atleta universitario che guida)
Anno: 2018
Genere: drammatico

Foto tratta da: deeperintomovies.net

Figlio di un misto tra documentario e lungometraggio, questo prodotto si presenta almeno non in tuta da ginnastica ad una serata di gala in cui la media di patrimoni presenti sfiora il valore dell'ex tenuta di Michael Jackson. Ragionamento complesso, a differenza del piano architettato dai giovani in questione, per un film che punta tutto su di una locandina ad effetto per attirare pubblico. Quello che possiamo considerare protagonista è una delle colonne portanti della serie televisiva American Horror Story, quindi più un demerito che un merito, ma non bisogna fermarsi alle apparenze.
Lexington, in Kentucky, è una cittadina che non sapevo nemmeno esistesse. Due amici, che poi diventano quattro per esigenze di rapina, architettato un piano per rubare un raro e costoso manoscritto nell'università in cui si sono iscritti. Non avendo ben chiaro cosa fare organizzano il tutto nei minimi dettagli, almeno così credono. Tentano e falliscono per semplici intoppi, quindi ritentano e fanno il disastro. Sudano come disperati, non sanno bene come stendere una signora di mezza età, perdono il manoscritto lungo le scale e nel giro di poco tempo l'FBI arriva a bussare alla porta di casa. "So' ragazzi", direbbero in molti.
Tale lungometraggio ha un fattore a proprio favore ed è la distribuzione firmata The Orchard, una realtà importante da tre anni a questa parte. Se all'inizio storci il naso per il troppo marcato mix tra documentario e lungometraggio, con attori e protagonisti reali della vicenda entrambi presenti, con il passare del tempo, forse anche per la fotogenicità dei protagonisti reali, accetti la situazione senza protestare. La storia viene raccontata molto bene, nel dettaglio e non, a livello recitativo e dalle voci di chi l'ha compiuta, risultando più un riassunto a fine capitolo che un lungometraggio a tempo perso. Lo si guarda con spensieratezza più per seguire la storia di questi quattro ragazzini mezzi matti che per notare la messa in scena, determinate inquadrature, le prove degli attori e compagnia cantante. Ecco, forse è questa la forza, diciamo così, di tale film: potrebbe essere anche una merda di prodotto e non te ne fregherebbe nulla, perché l'interesse verso la vicenda risulta superiore. A differenza di molti puristi dell'arte cinematografica, quando un film riesce a compiere un qualcosa del genere per quanto mi riguarda ha fatto il suo lavoro di intrattenimento.

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