Di: Robert Scott Wildes
Con: Dov Tiefenbach (il fratello che cova), Lou Taylor Pucci (il fratello leggermente irascibile), Michael Shannon (il padre che fa il clown con i cavalli)
Anno: 2016
Genere: drammatico
Andato a festival nel 2016 ma uscito solo ora per mancanza di produttori propensi ad utilizzare metanfetamina o simili droghe pesanti. La voglio vedere così, in modi proprio drastici, poiché parliamo di un lungometraggio dal forte valore personale, nel senso che può venir capito nella sua totalità solo da chi l'ha scritto, e dai notevoli sforzi di vomito di coloro che sboccavano mentre lo facevano per riprendersi dalla pera o quant'altro fatta/o in precedenza.
Siamo nel fottutissimo deserto, in uno di quei classici posti americani dimenticati non solo da Dio ma dall'intera razza umana. Seguiamo le vicende di due fratelli che vivono in una roulotte nel, come già detto, fottutissimo deserto. Vivono alla giornata, hanno una visione tutta loro della vita derivata da un estremo senso di solitudine. Per fare soldi decidono di sposare un'indiana, ingravidarla e comprarsi la roulotte. Parlo al plurale, anche nell'atto della fecondazione, poiché ognuno dei due dipende dall'altro. Il piano deraglia, uno dei due muore, l'altro impazzisce e raggiunge la California.
Pur avendo parlato fin a d'ora di tale film con tono goliardico, la realtà dei fatti credo sia diversa. Non lo reputo un film da vedere a tutti i costi, ma a tutti i costi bisogna vederlo per capire il motivo per cui non lo reputo un film da vedere a tutti i costi. Un progetto ambizioso, onirico, che cerca di uscire da certi luoghi comuni cinematografici e a momenti alterni è in grado di farsi valere. Tramite un miscuglio di documentario, video musicale e cinema ultra moderno, dove si notano anche i peli del deretano della comparsa delle comparse, arrivi alla fine dei 105' del lungometraggio chiedendoti chi cazzo te l'ha fatto fare. E' la stranezza del prodotto a farti dire certe cose, poiché non siamo per nulla di fronte ad un prodotto trash, anzi, il livello di messa in scena è di altissimo livello, come le prove degli attori presenti. E' questo senso di non comprensione totale, di capisco e non capisco, vedo e non vedo, che te lo fa finire a fatica. Se da molti lati ti può prendere, da quello principale dell'interesse non compie il proprio dovere.
= tendente al -
Con: Dov Tiefenbach (il fratello che cova), Lou Taylor Pucci (il fratello leggermente irascibile), Michael Shannon (il padre che fa il clown con i cavalli)
Anno: 2016
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: indiewire.com |
Andato a festival nel 2016 ma uscito solo ora per mancanza di produttori propensi ad utilizzare metanfetamina o simili droghe pesanti. La voglio vedere così, in modi proprio drastici, poiché parliamo di un lungometraggio dal forte valore personale, nel senso che può venir capito nella sua totalità solo da chi l'ha scritto, e dai notevoli sforzi di vomito di coloro che sboccavano mentre lo facevano per riprendersi dalla pera o quant'altro fatta/o in precedenza.
Siamo nel fottutissimo deserto, in uno di quei classici posti americani dimenticati non solo da Dio ma dall'intera razza umana. Seguiamo le vicende di due fratelli che vivono in una roulotte nel, come già detto, fottutissimo deserto. Vivono alla giornata, hanno una visione tutta loro della vita derivata da un estremo senso di solitudine. Per fare soldi decidono di sposare un'indiana, ingravidarla e comprarsi la roulotte. Parlo al plurale, anche nell'atto della fecondazione, poiché ognuno dei due dipende dall'altro. Il piano deraglia, uno dei due muore, l'altro impazzisce e raggiunge la California.
Pur avendo parlato fin a d'ora di tale film con tono goliardico, la realtà dei fatti credo sia diversa. Non lo reputo un film da vedere a tutti i costi, ma a tutti i costi bisogna vederlo per capire il motivo per cui non lo reputo un film da vedere a tutti i costi. Un progetto ambizioso, onirico, che cerca di uscire da certi luoghi comuni cinematografici e a momenti alterni è in grado di farsi valere. Tramite un miscuglio di documentario, video musicale e cinema ultra moderno, dove si notano anche i peli del deretano della comparsa delle comparse, arrivi alla fine dei 105' del lungometraggio chiedendoti chi cazzo te l'ha fatto fare. E' la stranezza del prodotto a farti dire certe cose, poiché non siamo per nulla di fronte ad un prodotto trash, anzi, il livello di messa in scena è di altissimo livello, come le prove degli attori presenti. E' questo senso di non comprensione totale, di capisco e non capisco, vedo e non vedo, che te lo fa finire a fatica. Se da molti lati ti può prendere, da quello principale dell'interesse non compie il proprio dovere.
= tendente al -

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