Di: Jonathan Watson
Un lungometraggio da evitare, come determinate strade di montagna durante la transumanza o quei cantieri in cui non vengono posti dei cartelli ma noti dei crateri giganteschi in prossimità dell'entrata. E' così forte nella sua negatività che risulta essere una macchia sia per chi l'ha effettuato che per chi l'ha visionato, spendendo soldi reali o virtuali, e non è una cosa da poco. Pur essendo un pugno allo stomaco, a livello di critiche digitali è fermo al 39% e non al 3,9%, e questa cosa mi ha lasciato abbastanza perplesso, per non dire amareggiato.
Con: Danny McBride (il biondo fatto male), Rosemarie DeWitt (la protagonista di mezza età che ripudia la buona recitazione), Luke Wilson (il fratello di Owen)
Anno: 2018
Genere: black comedy
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| Foto tratta da: YTS.ag |
Un lungometraggio da evitare, come determinate strade di montagna durante la transumanza o quei cantieri in cui non vengono posti dei cartelli ma noti dei crateri giganteschi in prossimità dell'entrata. E' così forte nella sua negatività che risulta essere una macchia sia per chi l'ha effettuato che per chi l'ha visionato, spendendo soldi reali o virtuali, e non è una cosa da poco. Pur essendo un pugno allo stomaco, a livello di critiche digitali è fermo al 39% e non al 3,9%, e questa cosa mi ha lasciato abbastanza perplesso, per non dire amareggiato.
Sappiamo fin dalla notte dei tempi che gli americani sono dei coglioni in molte cose. Questo presunto film racconta del boom edilizio del sud di inizio nuovo millennio, andando a facili costumi dopo anni di prezzi folli e persone che prendono cose senza aver la minima sicurezza di poterle pagare. Siamo in qualche triste cittadina dell'Arizona, dove sono presenti solo deserti, case una sopra l'altra e molta solutidine. Un tizio (Danny McBride) sbrocca contro chi gli ha venduto la casa anni prima, uccide persone, perde il controllo e manda a puttane sia la sua che la vita di altri.
No, non ho avuto il coraggio di finirlo, quindi il succo della storia potrebbe essersi rivelato diverso, del tipo che il pazzo assassino faceva un doppio gioco, magari per qualcun'altro. Vabbè, sti gran cazzi, ho dovuto sopportare sessantacinque minuti di brodaglia, stop. La verità è che la storia sarebbe pure intrigante, semplice ma ad effetto, però chi la interpreta è al limite dell'indecente: la protagonista femminile fa venire l'orticaria, la figlia ti toglie la voglia di continuare a seguire il cinema, Luke Wilson è diventato ancora più inguardabile e l'unico che ci prova a tenere in piedi la baracca è lo scriteriato protagonista maschile. Scritto male, non dice nulla, ti fa venire sonno, ti viene voglia di sfondare lo schermo: cazzo, un vero disastro. Vade retro Arizona.
U.T.G. (under the grave)

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