Di: Paul Thomas Anderson
Con: Philip Baker Hall (un David Lynch di vent'anni fa), John C. Reilly (spaesato come un gatto abbandonato in tangenziale), Samuel L. Jackson (quello che vuole fottere ma viene fottuto)
Anno: 1996
Genere: noir crime
Esistono lungometraggi di un certo valore visivo che, a causa di una trama molto piatta, non riescono a raggiungere uno status da cult. Quest'opera prima di PTA, un gioiello se pensiamo che l'ha fatta all'età di ventisei anni, è così tanto ben fatta che fa prurito il fatto che sia stata portata in chiave noir, quindi lenta e poco schizofrenica. Alcuni lampi, si contano sulle dita di una mano, in una vicenda che sembra ricordare una di quelle tappe ciclistiche in cui fanno centinaia di chilometri sempre in autostrada. Il tempo lo detta un protagonista anziano che non si agita nemmeno nelle situazioni più complicate.
Sydney (Philip Baker Hall) trova John (John C. Reilly) appoggiato ad un muro fuori da una tavola calda, quindi gli offre una sigaretta, un pasto ed un passaggio verso Las Vegas. Inizia a prendersi cura di lui, lo introduce nel mondo dell'azzardo ed in cambio non chiede nulla. Il tempo passa, il rapporto è quasi quello di padre e figlio molto viziato, quando Jimmy (Samuel L. Jackson) decide di ricattare il più vecchio dei due all'insaputa dell'altro. Un giusto ricatto che ci rivela il fatto per cui Sydney si prende tanto cura di John: gli uccise il padre. Quest'ultima sentenza cade pure sulla testa di Jimmy.
In degli anni in cui spopolavano film con questa impronta, da Casinò (1995) a Jackie Brown (1997), un giovane ventiseienne di Los Angeles decide di cavalcare l'onda. Sappiamo tutti che Paul Thomas Anderson è entrato nel cinema fin dalla giovane età, un vero drogato di questa arte, ma ciò non va a svilire la qualità di scrittura che ha messo su carta per tale sceneggiatura. Un fallimento totale al botteghino nord americano, riportando a casa nemmeno il dieci per cento di quanto investito. Con un ruolo da protagonista tendente all'ipnotico, il personaggio è stato scritto molto bene, ed un cattivo della situazione con quell'impronta cafona che andava all'epoca, l'unica pecca sembra essere la coppia di co-protagonisti formata da Reilly e Gwyneth Paltrow (veniva dal ruolo in Seven). Alla fine risultano essere di contorno ed impacciati, pur vedendoli molto, atti a giustificare solamente un dettaglio della vita del protagonista. Una regia da stalker, che guarda spesso dal basso e poco dall'alto.
= tendente al +
Con: Philip Baker Hall (un David Lynch di vent'anni fa), John C. Reilly (spaesato come un gatto abbandonato in tangenziale), Samuel L. Jackson (quello che vuole fottere ma viene fottuto)
Anno: 1996
Genere: noir crime
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| Foto tratta da: threerowsback.com |
Esistono lungometraggi di un certo valore visivo che, a causa di una trama molto piatta, non riescono a raggiungere uno status da cult. Quest'opera prima di PTA, un gioiello se pensiamo che l'ha fatta all'età di ventisei anni, è così tanto ben fatta che fa prurito il fatto che sia stata portata in chiave noir, quindi lenta e poco schizofrenica. Alcuni lampi, si contano sulle dita di una mano, in una vicenda che sembra ricordare una di quelle tappe ciclistiche in cui fanno centinaia di chilometri sempre in autostrada. Il tempo lo detta un protagonista anziano che non si agita nemmeno nelle situazioni più complicate.
Sydney (Philip Baker Hall) trova John (John C. Reilly) appoggiato ad un muro fuori da una tavola calda, quindi gli offre una sigaretta, un pasto ed un passaggio verso Las Vegas. Inizia a prendersi cura di lui, lo introduce nel mondo dell'azzardo ed in cambio non chiede nulla. Il tempo passa, il rapporto è quasi quello di padre e figlio molto viziato, quando Jimmy (Samuel L. Jackson) decide di ricattare il più vecchio dei due all'insaputa dell'altro. Un giusto ricatto che ci rivela il fatto per cui Sydney si prende tanto cura di John: gli uccise il padre. Quest'ultima sentenza cade pure sulla testa di Jimmy.
In degli anni in cui spopolavano film con questa impronta, da Casinò (1995) a Jackie Brown (1997), un giovane ventiseienne di Los Angeles decide di cavalcare l'onda. Sappiamo tutti che Paul Thomas Anderson è entrato nel cinema fin dalla giovane età, un vero drogato di questa arte, ma ciò non va a svilire la qualità di scrittura che ha messo su carta per tale sceneggiatura. Un fallimento totale al botteghino nord americano, riportando a casa nemmeno il dieci per cento di quanto investito. Con un ruolo da protagonista tendente all'ipnotico, il personaggio è stato scritto molto bene, ed un cattivo della situazione con quell'impronta cafona che andava all'epoca, l'unica pecca sembra essere la coppia di co-protagonisti formata da Reilly e Gwyneth Paltrow (veniva dal ruolo in Seven). Alla fine risultano essere di contorno ed impacciati, pur vedendoli molto, atti a giustificare solamente un dettaglio della vita del protagonista. Una regia da stalker, che guarda spesso dal basso e poco dall'alto.
= tendente al +

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