Di: Alessio Cremonini
Con: Alessandro Borghi (un secco Aureliano), Max Tortora (la storia è seria, quindi non fa l'imitazione di Alberto Sordi), Jasmine Trinca (visibilmente imbruttita)
Anno: 2018
Genere: drammatico
Spesso bisogna stare attenti a parlare, specialmente per quanto riguarda determinati fatti di cronaca, poiché in tanti pensano che non si possa parlare male di un qualcosa che tocca alti picchi di vergogna. Dopo nove anni è vergognoso che non si sappia ancora nulla di certo su tale vicenda, siamo sulla stessa barca, ma potete ben capire che anche questo lungometraggio è abbastanza vergognoso. Se non fosse per una mirabolante interpretazione dell'Aureliano di Suburra, che ricorda un più sobrio Christian Bale di The Fighter, un prodotto del genere andrebbe quasi direttamente nell'umido.
La storia di Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) è nota a tutti: un trentenne con precedenti, sia penali che di droga, non ha ancora diradato la nebbia nella propria vita ed una sera viene arrestato da un paio di carabinieri spacconi. In meno di una settima muore, grazie a percosse ed una mala sanità a dir poco allucinante. Ancora oggi i famigliari lottano per una giustizia che probabilmente mai arriverà.
La pecca di tale lungometraggio è la totale mancanza di appartenenza. Lasciate da parte il protagonista, non pensateci, e soffermatevi su tutto il resto. Vi ha fatto provare qualche emozione? A me, sinceramente, zero. Genitori piattissimi, ma come si fa a chiamare Max Tortora (si ride per non piangere), ed una sorella abbastanza inespressiva anche se interpretata da una buona attrice (Jasmine Trinca) sulla carta. E non parliamo di tutti quei personaggi di contorno, dai carabinieri ai medici, che andrebbero bene in una fiction di bassa qualità. Un vero disastro, per una storia così importante riguardante la storia della penisola degli ultimi anni. La rabbia sale ancora di più nel pensare alla preparazione e all'interpretazione di Alessandro Borghi, veramente lodevole ma sprecata in un film del genere. Mi verrebbe da dire che il lungometraggio rispecchia una sceneggiatura scritta veramente male.
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Con: Alessandro Borghi (un secco Aureliano), Max Tortora (la storia è seria, quindi non fa l'imitazione di Alberto Sordi), Jasmine Trinca (visibilmente imbruttita)
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: dagospia.com |
Spesso bisogna stare attenti a parlare, specialmente per quanto riguarda determinati fatti di cronaca, poiché in tanti pensano che non si possa parlare male di un qualcosa che tocca alti picchi di vergogna. Dopo nove anni è vergognoso che non si sappia ancora nulla di certo su tale vicenda, siamo sulla stessa barca, ma potete ben capire che anche questo lungometraggio è abbastanza vergognoso. Se non fosse per una mirabolante interpretazione dell'Aureliano di Suburra, che ricorda un più sobrio Christian Bale di The Fighter, un prodotto del genere andrebbe quasi direttamente nell'umido.
La storia di Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) è nota a tutti: un trentenne con precedenti, sia penali che di droga, non ha ancora diradato la nebbia nella propria vita ed una sera viene arrestato da un paio di carabinieri spacconi. In meno di una settima muore, grazie a percosse ed una mala sanità a dir poco allucinante. Ancora oggi i famigliari lottano per una giustizia che probabilmente mai arriverà.
La pecca di tale lungometraggio è la totale mancanza di appartenenza. Lasciate da parte il protagonista, non pensateci, e soffermatevi su tutto il resto. Vi ha fatto provare qualche emozione? A me, sinceramente, zero. Genitori piattissimi, ma come si fa a chiamare Max Tortora (si ride per non piangere), ed una sorella abbastanza inespressiva anche se interpretata da una buona attrice (Jasmine Trinca) sulla carta. E non parliamo di tutti quei personaggi di contorno, dai carabinieri ai medici, che andrebbero bene in una fiction di bassa qualità. Un vero disastro, per una storia così importante riguardante la storia della penisola degli ultimi anni. La rabbia sale ancora di più nel pensare alla preparazione e all'interpretazione di Alessandro Borghi, veramente lodevole ma sprecata in un film del genere. Mi verrebbe da dire che il lungometraggio rispecchia una sceneggiatura scritta veramente male.
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