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Don't worry, he won't get far on foot

Di: Gus Van Sant
Con: Joaquin Phoenix (l'accumulatore di multe per alta velocità with wheelchair), Jonah Hill (una chioma svedese su di un fisico da basso mediterraneo), Rooney Mara (dipendente SAS, più ferma che in volo)
Anno: 2018
Genere: drammatico (spruzzato di commedia)

Foto tratta da: comingsoon.it

L'arroganza con cui affrontava gli incroci è un qualcosa che mi ha stupito in maniera positiva, se fedele alla storia vera. Sinceramente non pensavo potessero raggiungere determinate velocità, tali sedie a rotelle, tanto da stare dietro a delle macchine in partenza (sviolinata cinematografica). Non avevo mai sentito parlare di tale cartonista dedito al drink facile, sia in età giovanile che nella prima arte della sua nuova vita su quattro ruote, dall'umorismo molto nero di cui tanto mi abbuffo. Una specie di Joan Cornellà, venti o trent'anni in anticipo e con il solo utilizzo del bianco e nero.
Portland è una di quelle città che vorrei visitare perché abbastanza vicina al Canada, non per altro. John Callahan (Joaquin Phoenix) è un ragazzo di ventuno anni che beve, beve e beve per dimenticare un'infanzia non facile ed una vita che non sembra offrirgli molto. Incappa in un incidente, da passeggero, restando tetraplegico e con quasi nessuno ad accudirlo. Entra in un programma di recupero guidato da Donnie Green (Jonah Hill), continua a bere per un bel po' di anni e successivamente, grazie anche alla creazione di fumetti satirici, riesce a crearsi una nuova vita.
Con il marchio Amazon Studios, che ultimamente sembra schifare tutti per una millantata moralità corrotta, l'ultimo lungometraggio del regista originario del Kentucky convince ma non regala niente più di quello che deve regalare. Con una idea di lavorazione di quasi vent'anni, almeno così hanno riferito,  Gus Van Sant decide di dirigerlo con estrema sobrietà e lasciando parlare esclusivamente la storia ed i protagonisti. Quest'ultimi, con le sembianze di Joaquin Phoenix e Jonah Hill, sono a dir poco ipnotici: il secondo in versione totalmente trasformata, con capelli lunghi e ancora chili in meno, mentre il primo sempre pronto ad alzare l'asticella per la complessità dei personaggi che deve interpretare, una costante nella sua formidabile carriera. Dispiace non sia stato dato così tanto spazio alle vignette, incentrando il film più sull'interiorità del personaggio principale al fine di disegnare un quadro complessivo della sua vita. Molto positivo il fatto che dopo tre lungometraggi a dir poco distrutti dalla critica, a dieci anni da Milk il regista sia stato in grado di dirigere un prodotto più che decente.

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