Di: Stefano Sollima
Con: Josh Brolin (il classico militare in grado di fare tutto), Benicio Del Toro (l'uomo con la coscienza sporca ed un passato che lo alimenta), Isabela Moner (una ragazzina abbastanza arrogante)
Anno: 2018
Genere: thriller
Lungometraggi del genere sono paragonabili ad una gita al fast food: sai che fanno male quei panini che ti offrono, lo sai bene, ma vieni attratto da altro e quindi, ogni tanto, ti presenti e saluti tutti con un sorriso bello vistoso. Un sorriso che ho sfoggiato anche prima di entrare in sala per questo sequel, che ho scoperto in un secondo momento essere tale, e a tutti i curiosi rispondevo: "E' il primo lungometraggio americano di Stefano Sollima. Cosa mai potrà andare male"? Me ne fossi stato zitto avrei fatto una figura decisamente migliore.
L'onnipotente governo statunitense decide di lottare contro i narcos messicani, perché hanno rotto i coglioni e cavalcare l'onda di Trump non fa mai male. Come in tutti questi film, il governo affida vita, morte e miracoli ad un militare con due testicoli grandi quanto dei grattacieli, lavandosene le mani ed offrendo pirotecniche cifre per armamenti e quant'altro. Matt Graver (Josh Brolin) accetta senza nemmeno pensarci, tira su un team e in pochi istanti, perché è sempre così in tali film, convince anche un Alejandro Gillick (Benicio Del Toro) abbastanza dubbioso. Ovviamente creano un casino epocale al confine, non usando il telepass e scorrazzando con mezzi militari, per poi sbandierare una morale da pubblicità delle Gocciole nel finale. Quanto mi rode il culo quando la buttano sull'estremismo patriottico.
No, dannazione, non basta l'ottimo girato notturno firmato Sollima per salvare un thriller dallo stampo facile e che non si distingue in nulla dall'infinita lista di uguali lungometraggi che l'avevano preceduto. Vorrei pure dire altro, offrire qualche altro punto di vista, ma mi ha talmente fatto inviperire che non mi viene in mentre altro da dire se non quanto segue: "Bastardi, ridatemi indietro i soldi". Non lo considero un U.T.G. (under the grave) perché in vita mia ho visto letame ben peggio di questo. Dispiace per lo Stefano nazionale ed i suoi girati notturni che provocano svariati orgasmi anche ad ottantenni con la pensione minima. Torneranno anche per un terzo film: salvateci.
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Con: Josh Brolin (il classico militare in grado di fare tutto), Benicio Del Toro (l'uomo con la coscienza sporca ed un passato che lo alimenta), Isabela Moner (una ragazzina abbastanza arrogante)
Anno: 2018
Genere: thriller
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| Foto tratta da: businessinsider.com |
Lungometraggi del genere sono paragonabili ad una gita al fast food: sai che fanno male quei panini che ti offrono, lo sai bene, ma vieni attratto da altro e quindi, ogni tanto, ti presenti e saluti tutti con un sorriso bello vistoso. Un sorriso che ho sfoggiato anche prima di entrare in sala per questo sequel, che ho scoperto in un secondo momento essere tale, e a tutti i curiosi rispondevo: "E' il primo lungometraggio americano di Stefano Sollima. Cosa mai potrà andare male"? Me ne fossi stato zitto avrei fatto una figura decisamente migliore.
L'onnipotente governo statunitense decide di lottare contro i narcos messicani, perché hanno rotto i coglioni e cavalcare l'onda di Trump non fa mai male. Come in tutti questi film, il governo affida vita, morte e miracoli ad un militare con due testicoli grandi quanto dei grattacieli, lavandosene le mani ed offrendo pirotecniche cifre per armamenti e quant'altro. Matt Graver (Josh Brolin) accetta senza nemmeno pensarci, tira su un team e in pochi istanti, perché è sempre così in tali film, convince anche un Alejandro Gillick (Benicio Del Toro) abbastanza dubbioso. Ovviamente creano un casino epocale al confine, non usando il telepass e scorrazzando con mezzi militari, per poi sbandierare una morale da pubblicità delle Gocciole nel finale. Quanto mi rode il culo quando la buttano sull'estremismo patriottico.
No, dannazione, non basta l'ottimo girato notturno firmato Sollima per salvare un thriller dallo stampo facile e che non si distingue in nulla dall'infinita lista di uguali lungometraggi che l'avevano preceduto. Vorrei pure dire altro, offrire qualche altro punto di vista, ma mi ha talmente fatto inviperire che non mi viene in mentre altro da dire se non quanto segue: "Bastardi, ridatemi indietro i soldi". Non lo considero un U.T.G. (under the grave) perché in vita mia ho visto letame ben peggio di questo. Dispiace per lo Stefano nazionale ed i suoi girati notturni che provocano svariati orgasmi anche ad ottantenni con la pensione minima. Torneranno anche per un terzo film: salvateci.
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