Di: Michael Larnell
Con: Chantè Adams (una 24enne che vogliono farla sembrare una 14enne), Mahershala Ali (il classico millantatore da ghetto), Nia Long (la madre con problemi di damigiana)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Questo lungometraggio ha un problema di fondo ben delineato: la voglia di far sembrare una quattordicenne/sedicenne un'attrice sviluppata in tutto e che nella vita ne ha ventiquattro. E' vero che il cinema può manipolare qualsiasi cosa, però ci sono delle regole da seguire e forzarle troppo può portare ad una brutta fine. Questo è successo, in una storia che già trova il tempo che trova per come è stata sviluppata. Non capisco perché nei film riguardanti afroamericani in uscita da zone degradate, venga offerto sempre il solito succo: sono nella merda, vengono fuori dalla merda facendo merda e poi ritornano nella merda sapendo di averci provato facendo altra merda. In questo caso non è proprio così ma il risultato dell'equazione non si discosta molto da questa visione.
Storia vera di Roxanne Shantè (Chantè Adams), una ragazzina di Queensbridge (New York) che fin da piccola distrugge qualsiasi avversario in sfide di freestyle. Seguiamo la sua vita adolescenziale, con una madre illusa dall'uomo di turno e da un'infinità di sorelle, fino al successo fortuito con un pezzo passato in radio. Manipolata da un uomo (Mahershala Ali) molto più grande di lei, che la ingravida e poi la ricatta cavalcando il successo della giovane, riesce ad uscire dall'incubo e farsi una vita.
Classica storia da projects che abbiamo visto talmente tante volte che ormai non fa più alcun effetto. E questo mi rende triste, perché non si può dare per scontate queste continue difficoltà sociali che vediamo tanto negli Stati Uniti quanto in altri paesi con meno risonanza. Dispiace dirlo, sono amante della cultura black, ma il film è molto piatto e non si spinge mai oltre, non esagera, non fa la voce grossa. Tralasciando il già citato problema della protagonista, che non pesa poco, è un prodotto che ammicca alla risata (pensiamo alla fine con un giovane Nas, che cazzo serviva?) e alla tristezza (pensiamo a quando viene venduto il bambino). Rende tutti felici e nessuno può chiudere Netflix, perché è distribuito da loro, deluso. Sinceramente, sono di un'altra opinione: presentato al Sundance ad inizio 2017, è uscito su Netflix, nemmeno al cinema, nel Marzo del 2018. Se uno più uno fa due, il cerchio si chiude.
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Con: Chantè Adams (una 24enne che vogliono farla sembrare una 14enne), Mahershala Ali (il classico millantatore da ghetto), Nia Long (la madre con problemi di damigiana)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: themuse.jezebel.com |
Questo lungometraggio ha un problema di fondo ben delineato: la voglia di far sembrare una quattordicenne/sedicenne un'attrice sviluppata in tutto e che nella vita ne ha ventiquattro. E' vero che il cinema può manipolare qualsiasi cosa, però ci sono delle regole da seguire e forzarle troppo può portare ad una brutta fine. Questo è successo, in una storia che già trova il tempo che trova per come è stata sviluppata. Non capisco perché nei film riguardanti afroamericani in uscita da zone degradate, venga offerto sempre il solito succo: sono nella merda, vengono fuori dalla merda facendo merda e poi ritornano nella merda sapendo di averci provato facendo altra merda. In questo caso non è proprio così ma il risultato dell'equazione non si discosta molto da questa visione.
Storia vera di Roxanne Shantè (Chantè Adams), una ragazzina di Queensbridge (New York) che fin da piccola distrugge qualsiasi avversario in sfide di freestyle. Seguiamo la sua vita adolescenziale, con una madre illusa dall'uomo di turno e da un'infinità di sorelle, fino al successo fortuito con un pezzo passato in radio. Manipolata da un uomo (Mahershala Ali) molto più grande di lei, che la ingravida e poi la ricatta cavalcando il successo della giovane, riesce ad uscire dall'incubo e farsi una vita.
Classica storia da projects che abbiamo visto talmente tante volte che ormai non fa più alcun effetto. E questo mi rende triste, perché non si può dare per scontate queste continue difficoltà sociali che vediamo tanto negli Stati Uniti quanto in altri paesi con meno risonanza. Dispiace dirlo, sono amante della cultura black, ma il film è molto piatto e non si spinge mai oltre, non esagera, non fa la voce grossa. Tralasciando il già citato problema della protagonista, che non pesa poco, è un prodotto che ammicca alla risata (pensiamo alla fine con un giovane Nas, che cazzo serviva?) e alla tristezza (pensiamo a quando viene venduto il bambino). Rende tutti felici e nessuno può chiudere Netflix, perché è distribuito da loro, deluso. Sinceramente, sono di un'altra opinione: presentato al Sundance ad inizio 2017, è uscito su Netflix, nemmeno al cinema, nel Marzo del 2018. Se uno più uno fa due, il cerchio si chiude.
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