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Johnny English strikes again

Di: David Kerr
Con: Rowan Atkinson (quello che è diventato padre a 62 anni), Olga Kurylenko (una delle mille ex Bond girl), Ben Miller (il sottomesso Bough)
Anno: 2018
Genere: commedia

Foto tratta da: tomatozos.com
Alle volte non si ha alcuna voglia di cercare lungometraggi di livello, di spessore, con una storia sensata che funge da solide fondamenta. Alle volte si vuole spegnere il cervello, lasciarsi andare a qualcosa di futile e che il giorno dopo avrai già dimenticato di aver assimilato. Non dico che l'importante personalità britannica protagonista di questo film sia da seppellire, ho passato e sto passando una vita a vedere prodotti solo comici e per nulla interessanti, la comicità è alla base di una vita vissuta degnamente, ma di certo questo film non merita di essere ricordato o di essere recensito più di tanto.
Johnny English (Rowan Atkison) è in pensione e fa l'atipico insegnante nel Lincolnshire. Il Regno Unito inizia a subire importanti attacchi informatici, di agenti segreti in attività ce ne sono pochi e così l'MI7 si trova costretta a richiamare il vecchio e goffo agente. Con l'aiuto di Bough (Ben Miller), di una spia russa (Olga Kurylenko) ed un'infinità di catastrofi che si trasformano in cose positive, riesce a compiere la propria missione e passare in tre secondi da piaga della società a leggenda senza tempo.
Si ride, questo non si può negare. Non si ride con regolarità, alcune volte si oltrepassa il buonsenso del cinematografo, ma il suo dovere lo fa. Perché, a conti fatti, un lungometraggio del genere ha l'obbligo di fare solo questo. Non deve dire niente, non deve farti pensare, deve solo farti rilassare. Non lo considero un prodotto classificabile, non ne vedo il senso. E' come quando hai del tempo libero e perdi tempo a guardare video su youtube: uno, due, tre, dieci, venti e poi non ti resta nulla. Hai visto qualcosa, non ti è pesato e quindi non puoi metterci una lapide sopra. Bisogna essere onesti.

= / S.V.

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