Di: Debra Granik
Con: Ben Foster (un mix tra Marco Paolini e Louis CK), Thomasin McKenzie (una ragazzina che saprebbe disboscare un'intera vallata), Jeff Kober (scuola Sons Of Anarchy)
Anno: 2018
Genere: drammatico
Sono già passati dieci anni da Winter's bone, probabilmente il lungometraggio a low budget più ad impatto degli ultimi quindici anni. Grazie ad un passato del genere, Debra Granik ci riprova spingendo ancora di più sull'acceleratore per massimizzare il concetto di solitudine. Otto anni sono tanti, forse troppi, tanto da incentivare gli spettatori ad aspettarsi il massimo. A guidare la truppa dei pochi attori troviamo un irriconoscibile Ben Foster, uno dei due fratelli protagonisti di Hell or high water.
Un veterano (Ben Foster) incappa nel disturbo da stress post traumatico e decide di vivere all'interno di un parco nazionale dell'Oregon. Non si capisce se da sempre o meno, comunque nel vortice butta dentro pure la figlia (Thomasin McKenzie) che noi incontriamo all'età di tredici anni. Un giorno vengono trovati, portati in un centro, schedati, interrogati ed aiutati al fine di avere una casa, un lavoro ed una vita all'apparenza normale. Non normale per lui che alla prima occasione scappa, trascinando con se una figlia che vorrebbe scoprire un mondo diverso, più sociale che asociale.
Un lungometraggio che parla, che cerca di porti delle domande: è tale padre l'atipico o la società che non capisce? Vivere in normalità vuol dire copiare gli altri esseri umani oppure seguire ciò che meglio credi? Osannato da molte testate giornalistiche e non, considerato uno dei migliori film dell'anno, l'ho completato grattandomi il mento. Il prodotto è valido, racconta una storia che diventa intensa solo nel finale, ma non ha quella forza estraniante del film con protagonista Jennifer Lawrence. Il protagonista mantiene un'ottima interpretazione senza risposte, anche nella scissione del finale, mentre la figlia non offre al personaggio un involucro che verrà più di tanto ricordato. La forza della storia è importante, potrebbe sfondare muri, ma guardando i muri di casa vedo ben pochi crepi.
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Con: Ben Foster (un mix tra Marco Paolini e Louis CK), Thomasin McKenzie (una ragazzina che saprebbe disboscare un'intera vallata), Jeff Kober (scuola Sons Of Anarchy)
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: starsandcelebs.com |
Un veterano (Ben Foster) incappa nel disturbo da stress post traumatico e decide di vivere all'interno di un parco nazionale dell'Oregon. Non si capisce se da sempre o meno, comunque nel vortice butta dentro pure la figlia (Thomasin McKenzie) che noi incontriamo all'età di tredici anni. Un giorno vengono trovati, portati in un centro, schedati, interrogati ed aiutati al fine di avere una casa, un lavoro ed una vita all'apparenza normale. Non normale per lui che alla prima occasione scappa, trascinando con se una figlia che vorrebbe scoprire un mondo diverso, più sociale che asociale.
Un lungometraggio che parla, che cerca di porti delle domande: è tale padre l'atipico o la società che non capisce? Vivere in normalità vuol dire copiare gli altri esseri umani oppure seguire ciò che meglio credi? Osannato da molte testate giornalistiche e non, considerato uno dei migliori film dell'anno, l'ho completato grattandomi il mento. Il prodotto è valido, racconta una storia che diventa intensa solo nel finale, ma non ha quella forza estraniante del film con protagonista Jennifer Lawrence. Il protagonista mantiene un'ottima interpretazione senza risposte, anche nella scissione del finale, mentre la figlia non offre al personaggio un involucro che verrà più di tanto ricordato. La forza della storia è importante, potrebbe sfondare muri, ma guardando i muri di casa vedo ben pochi crepi.
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