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Il boom

Di: Vittorio De Sica
Con: Alberto Sordi (lo squattrinato che si crede Amintore Fanfani), Gianna Maria Canale (una moglie leggermente viziata), Elena Nicolai (una vipera opportunista)
Anno: 1963
Genere: commedia

Foto tratta da IMDb.com
Pur dovendolo venerare per la sua grandezza, Alberto Sordi è stato un attore che catalizzava l’intero lungometraggio su di lui. In questa pellicola del grande Vittorio, uscita l’anno prima di uno dei film che gli hanno donato la statuetta americana, il copione cerca di subire qualche modifica: l’attore romano è al centro di tutto ma viene donato parecchio spazio anche agli altri attori e alle altre attrici. Un lungometraggio più corale, diciamo così, anche se tutto è legato al protagonista. Difficilmente l’attore romano non piaceva e non piace, però la centralità di tutto alle volte poteva e può stancare.
Giovanni Alberti (Alberto Sordi) è un opportunista che lo troviamo sposato con la figlia di un generale, giusto per mantenere un livello di vita a lui non permesso. Non è in grado di produrre profitto, vuole sfondare, si ritrova ad avere debiti e fare la carità di proposte nei confronti di finti amici. Un giorno gli viene proposto di donare un occhio in cambio di settanta milioni e fin dal principio si coglie che accetterà nonostante dubbi, ripensamenti e prese di coscienza molto deboli.
Il prodotto è di De Sica Senior, quindi l’impronta risulta essere di assoluta qualità sia nella sceneggiatura di Cesare Zavattini che nella rappresentazione del periodo storico. Uno spaccato italiano in cui il denaro colava dai muri e dove, in tale lungometraggio, si cerca di rispecchiare la volontà di avere sempre di più, di pompare tutto al fine di dimostrare (cosa poi?). All’epoca l’attore romano aveva 43 anni, quindi un’età perfetta per rappresentare l’evoluzione della mentalità italiana con l’arrivo del boom. Un periodo storico in cui avere debiti risultava un peccato e nel film viene fatto percepire e non poco. Una critica con la puzza sotto il naso.

= tendente al +

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