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The mule

Di: Clint Eastwood
Con: Clint Eastwood (il solito razzista e fiero americano), Bradley Cooper (un agente che vuole cambiare al più presto città), Andy Garcia (il narcotrafficante che spara con fucili d'oro)
Anno: 2018
Genere: crime drama

Foto tratta da: imdb.com
Ho sempre riconosciuto al vecchio Clint l'importanza del suo cinema ma ammetto di non averlo apprezzato, e forse mai lo apprezzerò, ogni volta che me lo sono trovato e me lo troverò tra i piedi. Ogni volta che incappo in un suo lungometraggio percepisco troppa fierezza americana, troppa spocchia anche ora che ha novant'anni. Mi sbaglio, ne sono sicuro e il tempo mi darà torto, ma ha una fiera impronta alla John Wayne e questa cosa la trovo decisamente fastidiosa. L'ostentazione del sogno americano, anche nella povertà di storie come può essere questa.
Earl Stone (Clint Eastwood) è un anziano ottantenne che adora le piante e non ha mai dato importanza alla propria famiglia, trascurandola e restando da solo. Un giorno finisce al verde, perde la propria attività e inconsciamente inizia a fare il corriere per un cartello messicano. I soldi fioccano, le cose tornano e lui continua a viverla con aria innocente come se non stesse facendo nulla di male. Cerca di ricucire i rapporti con la famiglia, che dopo secoli di dissensi fa finta di nulla e lo accoglie quasi a braccia aperte. Alla fine viene giustamente arrestato ma a lui non interessa e sarebbe disposto ad accettare pure peni nel retto vista l'età.
Si tratta di un lungometraggio che mi ha dato parecchio fastidio per un semplice motivo: colui che l'ha creato si scontra con il suo peggior nemico, cioè l'unione di razze. L'ho già detto che ha sempre troppo pavoneggiato la fierezza americana? In questo prodotto non manca, dalla brutalità con cui aiuta con tono superiore due afroamericani allo sfruttamento di messicani che puoi sfruttano lui stesso. Un'impronta che permea i lavori del regista, dove una bandiera statunitense potrebbe essere messa in basso a destra sullo schermo da quanto la cosa è chiara. Fastidio, tanto fastidio. La (vera) storia dell'anziano che trasporta droga mi è sembrata solo un pretesto per sfogare tutto il suo razzismo, qualunquismo e cazzeggio da americano che gira con un vecchio pick-up. La verità è che il lungometraggio non è brutto, è anche gradevole, ma è la presenza principale a renderlo quasi negativo.

= tendente al -

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