Di: Jim Cummings
Con: Jim Cummings (un protagonista psicolabile), Kendal Farr (una figlia inerme), Nican Robinson (l’amico che porta gli alcolici)
Anno: 2018
Genere: drammatico
Tratto da un cortometraggio del 2016, che troviamo nella sontuosa scena iniziale del funerale, questa opera prima di Jim Cummings è un pugno in pieno volto. Pur con forti dosi di ironia, non me la sento di catalogarla come una commedia, perché quest’ultima è funzionale solo ad una vita a dir poco catastrofica di colui che ha fatto tutto per questo prodotto: attore, regista, sceneggiatore, creatore. Un Xavier Dolan con qualche anno in più, anche se con temi compleatamente diversi.
Jim Aurnad (Jim Cummings) è un poliziotto che ha appena perso la madre e noi lo conosciamo mentre, in una chiesa, ricorda la sua procreatrice tramite delle scelte abbastanza discutibili. E’ l’inizio di un periodo in cui non va bene nulla: la moglie chiede il divorzio, la figlia non lo calcola e si trucca che nemmeno ha finito le elementari, al lavoro perde spesso la testa e nemmeno l’amico e collega Nate (Nican Robinson) riesce a domarlo, la moglie persa incappa nella siringa e muore di fronte alla figlia. Lui, pur con tutte queste situazioni negative, cerca sempre di fare la cosa giusta, di essere un cittadino esemplare, ma (all’apparenza) senza alcun controllo effettua movimenti o scelte da psicopatico.
E’ uno di quei lungometraggi che non può solamente essere visto e capito nella sua totalità. Devi farti trasportare da chi l’ha creato o leggere qualcosa di chi ha un’intelligenza superiore alla tua. A fine visione lo reputavo un bel film, in grado di raccontare con estrema diligenza la vita di un uomo che perde le basi della sua stessa vita. Poi mi sono informato con maggiore attenzione, volevo capirne di più, ed ho capito questo: può essere visto come una critica alla società moderna americana, ma un pò del mondo stesso, dove il populismo regna e la voglia di fare la voce grossa è sempre dietro l’angolo. Il protagonista, pur con tutte le catastrofi personali che si presentano, cerca sempre di mantenere la calma e dire la cosa giusta pur se il corpo si esprime in un altro modo. Un uomo che cerca l’educazione ma che incappa in tutt’altro. La fine deve essere vista come una prospettiva, un bagliore che potrebbe riportare la pace interiore.
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Con: Jim Cummings (un protagonista psicolabile), Kendal Farr (una figlia inerme), Nican Robinson (l’amico che porta gli alcolici)
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: theringer.com |
Jim Aurnad (Jim Cummings) è un poliziotto che ha appena perso la madre e noi lo conosciamo mentre, in una chiesa, ricorda la sua procreatrice tramite delle scelte abbastanza discutibili. E’ l’inizio di un periodo in cui non va bene nulla: la moglie chiede il divorzio, la figlia non lo calcola e si trucca che nemmeno ha finito le elementari, al lavoro perde spesso la testa e nemmeno l’amico e collega Nate (Nican Robinson) riesce a domarlo, la moglie persa incappa nella siringa e muore di fronte alla figlia. Lui, pur con tutte queste situazioni negative, cerca sempre di fare la cosa giusta, di essere un cittadino esemplare, ma (all’apparenza) senza alcun controllo effettua movimenti o scelte da psicopatico.
E’ uno di quei lungometraggi che non può solamente essere visto e capito nella sua totalità. Devi farti trasportare da chi l’ha creato o leggere qualcosa di chi ha un’intelligenza superiore alla tua. A fine visione lo reputavo un bel film, in grado di raccontare con estrema diligenza la vita di un uomo che perde le basi della sua stessa vita. Poi mi sono informato con maggiore attenzione, volevo capirne di più, ed ho capito questo: può essere visto come una critica alla società moderna americana, ma un pò del mondo stesso, dove il populismo regna e la voglia di fare la voce grossa è sempre dietro l’angolo. Il protagonista, pur con tutte le catastrofi personali che si presentano, cerca sempre di mantenere la calma e dire la cosa giusta pur se il corpo si esprime in un altro modo. Un uomo che cerca l’educazione ma che incappa in tutt’altro. La fine deve essere vista come una prospettiva, un bagliore che potrebbe riportare la pace interiore.
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