Di: Carlo Lizzani
Con: Virna Lisi (l'aristocratica che non vede la morte nemmeno in mare), Nino Manfredi (un commissario appassionato di Dante Alighieri), Philippe Leroy (un padre che non è padre perché nei letti non c'era lui)
Anno: 1971
Genere: grottesco
Partirebbe anche bene questa visione grottesca della più alta aristocrazia, grazie ad un piccolo monologo riguardante le differenze di classe sociali e che la legge, in fin dei conti, non è tanto uguale per tutti. Delle parole che gli sceneggiatori fanno dire al commissario Quntilio Tartamella (Nino Manfredi), che ama Dante Alighieri ed inspiegabilmente si trova di fronte alla villa di Silvia Santi (Virna Lisa) senza alcun mandato o compito ben preciso. Ad un certo punto sale in macchina e prende la strada per uscire dalla dimora. In poche parole era sul luogo per fornirci questa pippa mentale e poi andarsene.
Ci troviamo a Roma, in una Roma non per gente che si alza alle sette del mattino e timbra il cartellino all'interno di un prefabbricato. In verità è una Roma per pochi eletti, forse anche un ministro degli Interni non potrebbe entrarci. Una Roma sopra la società, dove i presenti alzano sempre la voce per festeggiare la più becera notizia della loro becera vita. Tra furti, naufragi, morti e battute di caccia, i protagonisti vivono e muoiono sempre in una solitudine mal celata.
Dicevo: "Partirebbe anche bene". Il problema è che, se anche riesce a restituirci in buon modo la mancanza di morale di questi ricchi, non riesce a catturare fino in fondo l'attenzione proprio a causa di questa continua estremizzazione di ciò che sta raccontando. Alcune battute fanno pensare, sono comiche e drammatiche in ugual modo, penso all'ambasciatore africano che viene ucciso da un bambino durante una battuta di caccia, ma alla lunga questa troppa pomposità inizia a pesare. Virna Lisi interpreta alla perfezione la donna aristocratica che chiude occhi, orecchie, bocche e fa finta che non ci sia nulla di pericoloso anche di fronte alla morte. Una donna che nega tutto, che non ha morale, che si pone mille domande ma le tiene tutte dentro. Pur essendo catalogata come commedia, personalmente di commedia ne ho vista ben poca. Va bene, alcuni spunti ci sono: la moglie del greco che cerca in tutti i modi di ucciderlo, il bambino viziato con in mente la Ferrari (ricorda quel panzone di Dudley, cugino di Harry Potter), battute di caccia con abiti firmati o la morte dell'ambasciatore (già citata in precedenza). Il fatto è che si tratta di una commedia atta a sdrammatizzare il dramma che dilaga, facendo diventare il prodotto di un grottesco non tanto riconosciuto.
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Con: Virna Lisi (l'aristocratica che non vede la morte nemmeno in mare), Nino Manfredi (un commissario appassionato di Dante Alighieri), Philippe Leroy (un padre che non è padre perché nei letti non c'era lui)
Anno: 1971
Genere: grottesco
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| Foto tratta da: ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com |
Ci troviamo a Roma, in una Roma non per gente che si alza alle sette del mattino e timbra il cartellino all'interno di un prefabbricato. In verità è una Roma per pochi eletti, forse anche un ministro degli Interni non potrebbe entrarci. Una Roma sopra la società, dove i presenti alzano sempre la voce per festeggiare la più becera notizia della loro becera vita. Tra furti, naufragi, morti e battute di caccia, i protagonisti vivono e muoiono sempre in una solitudine mal celata.
Dicevo: "Partirebbe anche bene". Il problema è che, se anche riesce a restituirci in buon modo la mancanza di morale di questi ricchi, non riesce a catturare fino in fondo l'attenzione proprio a causa di questa continua estremizzazione di ciò che sta raccontando. Alcune battute fanno pensare, sono comiche e drammatiche in ugual modo, penso all'ambasciatore africano che viene ucciso da un bambino durante una battuta di caccia, ma alla lunga questa troppa pomposità inizia a pesare. Virna Lisi interpreta alla perfezione la donna aristocratica che chiude occhi, orecchie, bocche e fa finta che non ci sia nulla di pericoloso anche di fronte alla morte. Una donna che nega tutto, che non ha morale, che si pone mille domande ma le tiene tutte dentro. Pur essendo catalogata come commedia, personalmente di commedia ne ho vista ben poca. Va bene, alcuni spunti ci sono: la moglie del greco che cerca in tutti i modi di ucciderlo, il bambino viziato con in mente la Ferrari (ricorda quel panzone di Dudley, cugino di Harry Potter), battute di caccia con abiti firmati o la morte dell'ambasciatore (già citata in precedenza). Il fatto è che si tratta di una commedia atta a sdrammatizzare il dramma che dilaga, facendo diventare il prodotto di un grottesco non tanto riconosciuto.
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