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The lobster

Di: Yorgos Lanthimos
Con: Colin Farrell (con qualche kg in più ed un'espressione persa), Lea Seydoux (la giovane padrona del bosco), Ariane Labed (la donna senza sentimenti che uccide cani di notte e persone di giorno)
Anno: 2015
Genere: grottesca satira

Foto tratta da: seeingthingssecondhand.wordpress.com
Trovo incantevoli quei prodotti che si spingono oltre la più intensa immaginazione, in grado di creare un panorama quasi utopistico e pregno di dettagli. In questa sua quinta uscita da sceneggiatore e sesta da regista, l'allora quarantaduenne greco è stato in grado di colpire quasi il centro del bersaglio, poiché la troppa polpa ha fatto in parte deragliare il progetto. Serviva analizzare così attentamente il nuovo rapporto amoroso del protagonista, mettendo in secondo piano il suo essere così fuori dal mondo pur essendo ancora vivo?
In qualche parte d'oltremanica, se non sei sposato/a ti mandano in un hotel dove in quarantacinque giorni devi trovarti una/un compagna/o altrimenti ti trasformano nell'animale da te deciso. David (Colin Farrell) è uno di questi: viene lasciato dalla moglie, prelevato dalla sua abitazione e nel cane, che risulta essere il fratello, trova il suo unico compagno di vita. Con fare rassegnato e vagamente stupito, cerca di adeguarsi alla vita dell'hotel ma rischia di perdere la vita tramite quelle bugie proposte al fine di rimanere un essere umano. Si ribella, scappa nella foresta dove trova altri solitari e si innamora di una donna (Rachel Weisz) miope come lui. La cosa buffa del film è che, scappando dall'hotel in cui sembrava essere in un campo di concentramento del sentimento, si ritrova in un bosco dove le regole sembrano ancora più rigide ed insensate. Il finale è drammatico.
Il prodotto è di elevata caratura intellettuale fino a quando resta ambientato nell'hotel, dove tutto sembra allo stesso tempo insensato e decisamente nella norma. Un mix di sentimenti che ti fa urinare dal cervello e fumare dal/dalla pene/vagina, perché in più di un'occasione vorresti distruggere il televisore per la troppa mancanza di morale. In questo ambito il lungometraggio fa il suo dovere: ti fa pensare, arrabbiare, bestemmiare e ragionare con foga. Il primo problema l'ho ritrovato nel personaggio principale, divinamente interpretato dall'attore irlandese: questo non ha alcuna voglia di vivere, almeno così sembra, poiché per quasi tutta la durata del film sembra accettare qualsiasi cosa gli proponga la vita, e poi nel finale effettua un gesto di puro amore. A dire la verità, lo si potrebbe comprendere, ora che ci penso, anche da un altro punto di vista: effettua quel gesto per non vedere più quel mondo così insensato, accettando di sentire e fiutare ma non di farsi una precisa idea di quello che sente e fiuta. Un altro problema l'ho trovato nella mancanza di continuità in un paio di cose: ogni giorno dall'hotel escono per cacciare umani nel bosco, però quando il protagonista si ritrova nel bosco non mi sembra sia il suo primo pensiero quello di nascondersi; il protagonista non sembra provare sentimenti di odio, ma nell'atto finale compie un gesto ben poco umano ai danni di chi ne aveva fatto un altro ben più grave. Un lungometraggio che colpisce allo stomaco, ti porta in bagno ma al posto di depurarti il fisico fa del tuo modo di ragionare una bella frittata. Come si può notare ho prodotto una recensione farlocca, tortuosa, ben poco leggibile. E' la particolarità del prodotto che la impone, che ti spinge più ad un'analisi della vita che alla critica del film stesso.

= tendente al +

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