Di: Quentin Dupieux
Con: Jean Dujardin (l'uomo che parla con la giacca che ha pagato quanto un buon usato di autovettura), Adele Haenel (la barista che vede qualcosa di positivo nel delirio di quello con la giacca), Albert Delpy (alla fine dei conti, quello che fornisce la miccia per la detonazione)
Anno: 2019
Genere: comedy-horror
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| Foto tratta da screenanarchy.com |
Questo è uno di quei lungometraggi che mi permette di fantasticare su sceneggiature e macchine da presa edite, dirette, create da me stesso. Se dovessi avere un budget ed una libertà di creare, seguirei questa strada. Si parte da un fatto frivolo e da quello, con molta immaginazione, si crea qualsiasi tipo di scenario. Un qualcosa in cui mi sono trovato sempre bene, dove il limite è il nulla e il nulla è il male alla mano che ti viene dopo ore passate a scrivere. Non parlo di tecnicismi, di come è presente o meno un piano sequenza o altro, ma di quel feeling che si vuole trasmettere allo spettatore. Un feeling che è poi la visione del mondo che uno possiede, pregno di sarcasmo, schizofrenia, disgusto o qualsiasi altra cosa possibile ed immaginabile.
Georges (Jean Dujardin) è uno che in un bagno di un autogrill getta la giacca nel water ed intasa tutto. E' il principio per lasciarsi tutto alle spalle: matrimonio, lavoro, vita di tutti i giorni e stress. Punta dritto in questo piccolo paese di montagna, dove il censimento conta pure le mucche al fine di aumentare la popolazione (questo l'ho presunto). Finisce nella casa di un anziano, dove lo aspetta una giacca che paga 7500 cucuzze ed una videocamera in omaggio. Non ha soldi, la moglie ha bloccato il conto; parla con la giacca che ha comprato; si vanta di cose mai fatte, creandosi un alter ego cineasta. Finirà con l'uccidere qualsiasi persona con una giacca, con lo scopo di essere l'unico ad indossarne una. Un mix di deliri di solitudine in cui si rispecchia la barista Denise (Adele Haenel), tanto che lo seguirà in tutto e ne prenderà il posto.
Ci sono prodotti che, grazie ad una visione propria ben definita, ti permettono di passare sopra a certe cose che non apprezzi. Per dire, di questo film non ho per nulla apprezzato il finale: scontato? In verità non ho proprio apprezzato la componente di supporto, l'avrei visto meglio in completa solitudine con i suoi deliri. Detto ciò, è in grado di creare un feeling più unico che raro. Lo sai che prima o poi inizierà ad uccidere, sembra scritto in caratteri cubitali al centro dello schermo, però continui a porti la stessa domanda: "Ma che cazzo sta facendo"? La scena in cui affila la lama sull'asfalto, di notte e con il braccio fuori dalla portiera, è una di quelle che entrano nell'immaginario. Pazzesco quante sensazioni possano creare film del genere, così pregni di spunti nella loro semplicità. Dopotutto il concept è banale: lascio la famiglia, la vita mi ha stancato, finisco in un paesino nel mezzo del nulla, mi creo un alter ego, impazzisco e mi uccidono. Sono tutti quei punti intermedi, dal fatto di parlare con la giacca al furto perpetrato al cadavere, che fanno di questo prodotto un piccolo capolavoro di immaginazione.
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